Testo 30 Gen 2 note Bentornato Mondonico

Emiliano Mondonico è tornato oggi ad allenare una squadra di serie A dopo aver combattuto, negli ultimi due anni, contro un cancro. Veniva una grande tristezza a vederlo pochi mesi fa a “La vita in diretta” o in qualche altra lobotomia televisiva italiana. Veniva tristezza a vederlo stuzzicarsi il baffo mentre tutti intorno gli dicevano: “quanto sei forte Mondo, sei riuscito a battere il male, hai una grandissima forza d’animo”… e lui li un po impacciato a pensare a quanto è facile diventare un fenome da baraccone. Emiliano Mondonico, uno che per tutta la vita ha annusato l’aria di provincia e che pure aveva una voglia matta di uscire dagli schemi. Da giocatore, ala anarchica che faceva cinema più che gol. Da ragazzo, che fuggiva in vespa dal ritiro per andarsi a vedere i Rolling Stones. Da allenatore poi, sempre in fuga, a scappar via da quella zona retrocessione che era sempre li, bastarda, pronta ad inghiottire il suo Toro o la sua Atalanta, ed adesso il suo Novara. E poi la Viola, un’altra squadra del suo cuore, anarchica come lui, anche se un po troppo casinista per uno che al massimo dice due parole all’ora. Un’intera vita senza mai vincere nulla ma guadagnadosi il rispetto di tutti. Altro che Vita in Diretta. Meglio ricordarselo come in quel giorno di maggio del ‘92, finale di Coppa Uefa del suo Toro contro L’Ajax, quando alzava la sedia cielo, incazzato contro l’arbitro e contro il destino, ancora ribelle, per sempre ribelle.

(Liberamente adattato da un articolo di Andrea Arena)

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  2. postato da lafinechehofatto

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